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Partita IVA: cene ed eventi aziendali non si “scaricano”? Cosa dice la Cassazione e come orientarsi
Negli ultimi giorni è rimbalzata una notizia importante per chi lavora con partita IVA: cene ed eventi aziendali tornano sotto la lente del Fisco. La Corte di Cassazione ha chiarito che questi costi rientrano nelle spese di rappresentanza, con le conseguenze del caso su detraibilità IVA e deducibilità: non sono spese liberamente “scaricabili” e seguono regole restrittive.
Cene, eventi, omaggi: perché il Fisco li vede come “rappresentanza”
Quando organizzi una cena con clienti o un evento promozionale, la finalità principale è relazionale e di immagine, non la produzione diretta e immediata di ricavi. Per questo, la giurisprudenza tende a qualificarli come spese di rappresentanza: si possono considerare nel reddito entro limiti e condizioni e, per la parte IVA, la detraibilità è spesso esclusa o molto limitata. La pronuncia richiamata conferma questa linea: niente detrazione piena per cene ed eventi catalogabili come rappresentanza. Prima di impegnare budget, conviene valutare bene inerenza, tracciabilità e plafond applicabile.
Deducibilità e IVA: cosa aspettarsi in pratica
La regola di fondo è duplice. Sul costo, le spese di rappresentanza sono deducibili solo entro limiti percentuali (per professionisti con partita IVA i paletti sono più stretti; per le imprese valgono i tetti progressivi del D.M. 19/11/2008 in base ai ricavi). Sull’IVA, la detraibilità è generalmente esclusa per cene ed eventi qualificati come rappresentanza, salvo casistiche particolari (es. piccoli omaggi sotto determinate soglie, con documentazione puntuale). In altre parole: non tutto ciò che “fa immagine” è fiscalmente neutro. Pianifica campagne e hospitality con numeri alla mano e documenti in ordine.
Come muoversi adesso se hai la partita IVA
Se hai in calendario cene di Natale o eventi con clienti, fai due cose: verifica prima come saranno trattati i costi (deducibilità, tetti, eventuale IVA indetraibile) e scrivi policy minime interne per tracciabilità e scopo dell’iniziativa. Così eviti di sovrastimare il beneficio fiscale e di sotto-stimare l’impatto in cassa. Ricorda che quanto decide la Cassazione orienta controlli e prassi: meglio scegliere format e budget che non pesino eccessivamente sul conto economico di fine anno.
Se vuoi meno incertezze amministrative: il modello Ve.Ma
Se il problema non è “fare PR”, ma reggere la burocrazia tipica dell’autonomo (scadenze, codici tributo, regole sulle spese) puoi valutare Ve.Ma come alternativa alla sola partita IVA. In breve: continui a lavorare con i tuoi clienti e sui tuoi progetti, ma il rapporto formale diventa da dipendente con busta paga e tutele tipiche del lavoro subordinato (malattia, infortunio, maternità/paternità, TFR, disoccupazione). Se vuoi capire come si applicherebbe al tuo caso concreto, parliamone: insieme verifichiamo attività, clienti e inquadramento più adatto al tuo modo di lavorare.


