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Chiudere la partita IVA conviene? Costi, passaggi e un’alternativa concreta

Chiudere la partita IVA è una decisione che molti professionisti prendono quando il lavoro rallenta, i costi pesano più dei benefici o quando cambiano gli obiettivi personali. Prima di farlo, però, conviene capire bene come funziona in Italia, quali adempimenti servono davvero, quali costi considerare e se esistono strade alternative che permettono di continuare con i propri clienti, ma con più tutele e meno burocrazia.

Quando ha senso chiudere la partita IVA

Può essere una scelta ragionevole se l’attività non è più profittevole, se si prevede un periodo prolungato senza incarichi, oppure se si vuole passare a un rapporto di lavoro dipendente stabile. In tutti questi casi conta fare due verifiche: quanto incide realmente la tua partita IVA in termini di imposte, contributi e adempimenti; e quanto potresti risparmiare (o perdere) chiudendola oggi rispetto a rimandare di qualche mese. Una semplice proiezione di incassi, costi e contributi aiuta a vedere con chiarezza la convenienza.

Come si chiude la partita IVA: passi essenziali

In Italia la chiusura è, di per sé, gratuita dal lato Agenzia delle Entrate. Serve però presentare la comunicazione di cessazione attività entro i termini e sistemare tutti i tasselli collegati (previdenza, eventuale Camera di Commercio, libri e fatture). In pratica:

  • Comunicazione all’Agenzia delle Entrate: per persone fisiche e ditte individuali si usa il modello AA9/12 (anche online tramite SPID/CIE nel cassetto fiscale o tramite intermediario). La comunicazione va inviata entro 30 giorni dalla data effettiva di cessazione.
  • Ultimi adempimenti IVA e fiscali: anche se eri in forfettario (senza liquidazioni IVA), restano da chiudere gli adempimenti dell’anno: dichiarazione dei redditi, eventuali imposte e contributi maturati, imposta di bollo sulle fatture elettroniche, conservazione delle e-fatture e dei registri per i termini di legge. Se eri in regime ordinario, valuta l’ultima liquidazione IVA, il conguaglio e la dichiarazione annuale.
  • Previdenza (INPS) e, se presenti, INAIL: vanno chiuse le posizioni previdenziali. Gestione Separata per molti professionisti, oppure Artigiani e Commercianti per attività d’impresa. Se avevi coperture INAIL, va comunicata la cessazione. Restano dovuti eventuali contributi minimi maturati fino alla data di chiusura.
  • Camera di Commercio (solo se iscritto): le ditte individuali iscritte in CCIAA comunicano la cessazione al Registro Imprese (Comunicazione Unica). Questo è il punto che spesso genera costi amministrativi e diritti di segreteria, oltre al compenso del consulente.
  • Fatture, incassi e insoluti: le fatture già emesse restano da incassare; la chiusura della partita IVA non cancella i crediti. Gli insoluti si gestiscono come sempre (solleciti, eventuale recupero). Conserva documenti e libri contabili per i normali termini di accertamento.

Un commercialista può sbrigare tutto in pochi passaggi; il costo reale dipende dalla complessità della posizione (quanti registri, quante posizioni previdenziali, presenza di magazzino o beni strumentali, eventuali conguagli IVA).

Esiste la “sospensione” della partita IVA?

Qui è utile distinguere. La partita IVA, tecnicamente, è attiva o cessata. Non esiste una “pausa fiscale ufficiale” identica per tutti. Alcuni casi, però, possono dare respiro operativo senza chiudere:

  • Pausa operativa: smetti di emettere fatture per un periodo. Continui ad avere la partita IVA attiva, ma senza incassi; restano comunque gli adempimenti minimi (per esempio dichiarazioni a zero) e i contributi se appartieni a gestioni con minimali fissi.
  • Sospensione dell’attività in CCIAA (solo per chi è iscritto come ditta individuale): alcune Camere consentono di comunicare la sospensione dell’attività; è un istituto amministrativo che riduce oneri d’impresa, ma non equivale alla chiusura della partita IVA e non elimina in automatico obblighi fiscali o contributi dove previsti.
  • Rimodulazione del regime: per chi è ai limiti tra forfettario e ordinario, a volte conviene rientrare (se possibile) in un regime più leggero anziché chiudere. Va valutato su numeri concreti.

Se la pausa prevista è breve e sai di ripartire a breve con nuovi incarichi, tenere la partita IVA può avere senso. Se invece la prospettiva è di lungo periodo o vuoi cambiare radicalmente modello di lavoro, la chiusura è spesso la strada più lineare.

Quanto costa chiudere la partita IVA

Dal lato Agenzia delle Entrate, la procedura in sé non ha costi. Ma ci sono costi indiretti da considerare: il compenso del professionista che gestisce pratica e dichiarazioni finali; eventuali diritti camerali (se sei in CCIAA) per la cessazione; il saldo di imposte e contributi maturati fino alla data di chiusura; la conservazione digitale delle fatture elettroniche. In molti casi il costo complessivo è modesto rispetto a un anno di tenuta in vita di una posizione che non fattura più, ma dipende davvero dalla tua situazione.

Chiudere la partita IVA conviene davvero?

Conviene se la tua attività non è più sostenibile o se vuoi passare a un modello con più tutele. Non conviene se stai per ripartire con nuovi clienti, se puoi rientrare in un forfettario davvero vantaggioso o se stai valutando un modello ibrido che ti consenta di mantenere i clienti, ma avere busta paga. La logica corretta è: proietta i prossimi 12 mesi, confronta netto in tasca e rischi (acconti, insoluti, contributi minimi) e poi decidi.

L’alternativa alla Partita IVA: continua con i tuoi clienti, ma con busta paga

Per molti professionisti l’ostacolo non è il lavoro in sé, ma la forma con cui lo svolgono. È qui che entra in gioco Ve.Ma: puoi continuare a operare con i tuoi clienti, mentre il rapporto formale diventa da dipendente. In concreto, Ve.Ma gestisce la contrattualizzazione e la fatturazione verso l’azienda cliente, e tu ricevi busta paga e tutele tipiche del lavoro subordinato (tra cui TFR, malattia, infortunio, maternità/paternità secondo CCNL applicato). Per il credito bancario e la pianificazione familiare, un reddito dipendente spesso risulta più lineare e apre l’accesso a soluzioni come la cessione del quinto.

È un’opzione utile se vuoi uscire dalla partita IVA senza perdere i tuoi contatti, se desideri ridurre burocrazia e acconti e se apprezzi contributi versati con regolarità. In molti casi è anche un ponte strategico: puoi testare questo modello su un progetto, vedere come ti trovi e poi decidere se chiudere definitivamente la partita IVA o mantenerla per attività residuali compatibili.

Parliamone insieme

Se stai pensando se chiudere la partita IVA, valutiamo insieme numeri e scenari. Possiamo stimare il tuo netto a 12 mesi con tre ipotesi: chiusura, mantenimento “light” o passaggio a busta paga con Ve.Ma mantenendo i clienti. Per informazioni e una valutazione senza impegno, contattaci oggi stesso.

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