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Tasse e contributi dei liberi professionisti nel 2026: come funzionano

Se ogni volta che guardi l’F24 hai la sensazione di aver lavorato “quasi gratis”, non è solo un’impressione. Il sistema fiscale e previdenziale dei liberi professionisti in Italia è complesso, stratificato e, soprattutto, pesante sul reddito reale che ti rimane in tasca.

In questa guida vediamo in modo chiaro come funzionano tasse e contributi per i liberi professionisti nel 2026, cosa succede alla tua futura pensione e perché, per molti professionisti, ha senso valutare modelli alternativi alla partita IVA, come quello proposto da Ve.Ma.

Come funzionano le tasse dei liberi professionisti nel 2026

Nel 2026 i liberi professionisti italiani possono trovarsi in due grandi scenari fiscali:

  • Regime forfettario, con imposta sostitutiva “flat”
  • Regime ordinario, con tassazione IRPEF progressiva

Nel regime forfettario la tassazione avviene con un’aliquota sostitutiva del 15% (o del 5% per i primi cinque anni, in presenza di determinate condizioni), applicata su un reddito calcolato in modo forfettario, fino a 85.000 euro di ricavi all’anno. Questo regime assorbe IRPEF, addizionali e IRAP, ed è pensato per semplificare la vita ai piccoli professionisti.

Chi è invece nel regime ordinario paga l’IRPEF a scaglioni, come tutti i lavoratori autonomi e dipendenti. Dal 2026 gli scaglioni sono tre:

  • 23% fino a 28.000 euro di reddito
  • 33% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

Questa struttura ha semplificato gli scaglioni precedenti e ridotto leggermente la tassazione sulla fascia intermedia, ma il sistema resta progressivo: più guadagni, più alta è la percentuale di imposta sulla parte alta del reddito.

A queste tasse si sommano poi le addizionali regionali e comunali, che variano a seconda del territorio, ma soprattutto i contributi previdenziali, che per un libero professionista rappresentano spesso la voce più fraintesa (e sottovalutata) del conto.

Contributi INPS e pensione: la parte nascosta

Sul fronte previdenziale, i liberi professionisti possono trovarsi in tre situazioni:

  • iscritti a una cassa professionale autonoma (avvocati, ingegneri, medici, ecc.)
  • iscritti come artigiani o commercianti
  • iscritti alla Gestione Separata dell’INPS

Per i professionisti senza cassa l’ente di riferimento è la Gestione Separata INPS. Qui l’aliquota contributiva standard per chi non ha altre coperture obbligatorie si aggira intorno al 26% del reddito imponibile, con variazioni annue comunicate tramite circolari ufficiali.

Per artigiani e commercianti esiste invece un meccanismo misto: una quota fissa annua, dovuta anche se fatturi poco o nulla, calcolata su un reddito minimale (intorno ai 4.500 euro di contributi l’anno, a seconda dell’inquadramento), più una quota percentuale sull’eventuale eccedenza di reddito. In regime forfettario è possibile chiedere una riduzione del 35%, che abbassa l’importo dei contributi, ma riduce anche il montante pensionistico futuro.

Il punto è semplice:

  • i contributi non sono un extra facoltativo, sono obbligatori
  • pesano spesso tra il 24% e oltre il 30% del reddito imponibile
  • se versi poco (perché guadagni poco o perché sfrutti riduzioni massime) avrai presumibilmente una pensione bassa

Per accedere alla pensione di vecchiaia in Gestione Separata, oggi servono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, con importi minimi legati al montante maturato. Chi ha carriere discontinue, redditi bassi o contribuzione ridotta rischia di arrivare alla pensione con trattamenti ben sotto le aspettative.

Perché la sensazione è di lavorare “per lo Stato”

Mettendo insieme tutti i pezzi, la famosa sensazione del “lavorare per tasse e contributi” nasce da qui:

  • nel regime ordinario, sommi IRPEF progressiva, addizionali e contributi; sul lordo che fatturi, la quota complessiva che se ne va può superare facilmente il 45–50%, specie se non hai molti costi deducibili
  • nel forfettario, l’imposta sostitutiva è più leggera, ma i contributi restano significativi e la base imponibile è calcolata in modo forfettario, non sul reale utile; in più non puoi dedurre i costi analiticamente, quindi alcune spese non “aiutano” a ridurre il carico fiscale

A questo si aggiungono:

  • complessità burocratica
  • paura di sbagliare una scadenza
  • difficoltà a prevedere con precisione quanto ti resterà in tasca

Il risultato è che molti liberi professionisti vivono il sistema come una tassa mentale permanente, non solo economica. E il tema pensione resta sullo sfondo: si paga oggi, ma non si ha la sensazione di costruire una vera sicurezza per domani.

Come può Ve.Ma. alleggerire il peso di tasse e contributi

Qui è importante essere chiari: Ve.Ma. non è un trucco per “non pagare le tasse”. Le imposte e i contributi esistono e continueranno a esistere. Ciò che cambia è il modo in cui lavori e il tipo di tutele che ricevi in cambio di quello che versi.

Il modello Ve.Ma. funziona così:

  • smetti di gestirti come partita IVA “solitaria”
  • vieni assunto da Ve.Ma. come lavoratore dipendente
  • continui a svolgere la tua attività professionale con i tuoi clienti, ma i rapporti amministrativi passano attraverso Ve.Ma.

Dal punto di vista fiscale e previdenziale, questo significa:

  • le imposte vengono trattenute alla fonte in busta paga, con le regole proprie del lavoro dipendente
  • i contributi vengono versati nella gestione tipica dei lavoratori dipendenti, costruendo una posizione previdenziale più lineare e maggiormente riconosciuta
  • non hai più contributi fissi da pagare “a prescindere” come artigiano/commerciante, né devi preoccuparti di acconti e saldi a tuo nome

In pratica, sposti il peso operativo, organizzativo e gestionale su una struttura che lo fa di mestiere. Tu continui a guadagnare lavorando, ma smetti di essere l’unico responsabile di tutto: contabilità, adempimenti, gestione dei contributi, relazione con gli enti.

Il vantaggio non è solo economico (riduzione di costi accessori come commercialista, gestione separata, errori, sanzioni), ma anche psicologico e previdenziale:

  • sai quanto ti entra in busta paga
  • sai quali tutele hai in caso di malattia, infortunio, maternità, disoccupazione
  • sai che ogni mese stai costruendo una pensione da lavoratore dipendente, non un percorso frammentato e incerto

Quando ha senso chiedersi se la partita IVA è ancora la scelta giusta

La partita IVA resta uno strumento utile e, in alcuni casi, insostituibile: chi ha strutture grandi, progetti imprenditoriali complessi o esigenze specifiche può continuare a trovarla conveniente.

Ma se ti riconosci in almeno una di queste situazioni:

  • ti sembra di lavorare più per tasse e contributi che per te stesso
  • fai fatica a gestire la burocrazia e temi continuamente di sbagliare qualcosa
  • non hai idea di che pensione avrai domani, nonostante quello che versi oggi
  • senti il bisogno di più stabilità, ma non vuoi rinunciare al tuo lavoro da professionista

allora ha senso almeno informarti su un’alternativa strutturata come Ve.Ma.

Non si tratta di “scappare dalle tasse”, ma di scegliere un modello in cui ciò che versi ti torna indietro in forma di tutele concrete, busta paga, diritti da lavoratore dipendente e di alleggerire il carico mentale di dover fare tutto da solo.

In un contesto in cui tasse e contributi per i liberi professionisti difficilmente diventeranno più leggeri, la vera leva non è aspettare la prossima riforma, ma valutare se esiste un modo diverso e più sostenibile di organizzare il proprio lavoro. Ve.Ma. è nata proprio per questo: contattaci per parlarne insieme.

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