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Partita IVA, scadenze fiscali primo trimestre 2026: le date di gennaio, febbraio e marzo
Per chi lavora con partita IVA, il 2026 inizia come sempre: non appena si toglie l’albero di Natale, arrivano le prime scadenze fiscali da segnare in agenda. Il sistema fiscale italiano concentra infatti già nei primi tre mesi dell’anno una serie di appuntamenti importanti con IVA, ritenute, contributi e comunicazioni obbligatorie. Non conoscere le date significa rischiare sanzioni, ma doverle seguire tutte, mese per mese, è un impegno non da poco per chi vorrebbe occuparsi soprattutto del proprio lavoro e dei propri clienti.
Il calendario ufficiale delle scadenze fiscali 2026 conferma che gennaio, febbraio e marzo sono mesi “caldi” per titolari di partita IVA. In questo periodo si chiudono i conti con il 2025, si versano imposte e contributi e si trasmettono molti dei dati che poi alimenteranno dichiarazioni e controlli.
Gennaio 2026: tra IVA di fine anno, corrispettivi e dati sanitari
Gennaio è il mese in cui si tira il primo respiro dopo le feste, ma dal punto di vista fiscale non c’è alcuna tregua. Entro metà mese, per chi emette scontrini e documenti commerciali, torna l’obbligo di registrare i corrispettivi e di completare la fatturazione differita relativa alle operazioni di dicembre. Per chi è soggetto a IVA mensile, attorno al 16 gennaio scatta il versamento dell’imposta riferita al mese di dicembre 2025, insieme alle ritenute IRPEF operate su compensi a collaboratori e professionisti.
Nella seconda metà del mese, le attività che intrattengono rapporti con l’estero devono poi occuparsi degli elenchi Intrastat, mensili o trimestrali, con scadenza fissata verso il 26 gennaio. In pratica, mentre molti stanno ancora riordinando l’agenda dell’anno nuovo, la partita IVA deve già destreggiarsi tra IVA, ritenute, Intrastat e flussi informativi verso la pubblica amministrazione.
Febbraio 2026: IVA del nuovo anno, contributi e comunicazioni IVA periodiche
Anche febbraio non lascia molto spazio a distrazioni. Verso metà mese torna l’appuntamento con il versamento dell’IVA mensile, questa volta riferita alle operazioni di gennaio 2026, unita ancora una volta alle ritenute IRPEF operate come sostituto d’imposta. Gli agenti e rappresentanti devono inoltre ricordare i versamenti contributivi Enasarco relativi al quarto trimestre 2025, tipicamente in scadenza attorno al 20 febbraio.
Il mese si chiude con un altro adempimento che riguarda moltissime partite IVA: la comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA (LIPE) relative al quarto trimestre dell’anno precedente, insieme al versamento dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche emesse. È un momento chiave, perché di fatto chiude il cerchio sull’IVA del 2025 e prepara il terreno per il saldo vero e proprio, che arriverà poco dopo.
Marzo 2026: saldo IVA 2025 e Certificazione Unica
Marzo è il mese in cui si chiudono definitivamente i conti con l’IVA dell’anno precedente. Intorno al 16 marzo, infatti, i soggetti interessati sono chiamati a versare il saldo IVA 2025, insieme all’eventuale IVA mensile dovuta per il mese di febbraio 2026 e alle solite ritenute IRPEF. È una scadenza che può pesare molto sulla liquidità, perché può concentrare in un’unica data importi significativi.
Subito dopo, di norma entro il 17 marzo, i sostituti d’imposta devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate la Certificazione Unica, cioè il documento che riepiloga i redditi erogati nel 2025 a dipendenti, collaboratori e professionisti, con le relative ritenute operate. È un adempimento che interessa sia chi paga compensi, sia chi li riceve e li ritroverà poi nel proprio cassetto fiscale.
Un trimestre carico di date: il peso nascosto per chi lavora in autonomia
Guardando complessivamente a gennaio, febbraio e marzo, si capisce facilmente perché molti titolari di partita IVA vivono l’inizio dell’anno con una certa tensione. Non si tratta solo di “ricordare le scadenze”, ma di preparare i dati, confrontarsi con il consulente, verificare importi, pianificare i versamenti per non trovarsi a corto di liquidità. Ogni data del calendario fiscale porta con sé lavoro di verifica, controllo e organizzazione.
Per chi è un professionista, queste attività si sommano alle ore dedicate ai clienti, ai progetti, alla ricerca di nuove opportunità. Il risultato è che il primo trimestre diventa spesso una corsa a ostacoli in cui la parte fiscale assorbe energie mentali che potrebbero essere spese meglio sul proprio core business. Il rischio è vivere la partita IVA come un “secondo lavoro non pagato”, sempre in agguato tra un incarico e l’altro.
Ve.Ma., quando ha senso alleggerire la gestione
In questo contesto, non stupisce che molti professionisti inizino a chiedersi se ha senso continuare a gestire tutto da soli. È proprio qui che si inserisce il modello Ve.Ma.: la cooperativa che offre ai liberi professionisti la possibilità di continuare a svolgere la propria attività, ma come lavoratori dipendenti, con busta paga e tutele, mentre la parte amministrativa, fiscale e contributiva viene gestita da una struttura specializzata.
In pratica, invece di affrontare ogni anno il “calendario delle scadenze” da titolare di partita IVA, il professionista entra in un contesto in cui IVA, ritenute, contributi e adempimenti vengono presidiati da chi lo fa di mestiere. Il rapporto con i clienti resta, la libertà organizzativa rimane ampia, ma si guadagna un quadro di tutele più simile a quello del lavoro dipendente e, soprattutto, si libera spazio mentale.
Il primo trimestre dell’anno continuerà a essere pieno di date importanti per il Fisco, ma non devono per forza essere tutte sulle tue spalle. Se senti che ogni gennaio riparte la stessa corsa tra scadenze e adempimenti, può valere la pena chiedersi se il 2026 non sia l’anno giusto per valutare un modello diverso. Ve.Ma esiste esattamente per questo: permettere ai professionisti di concentrarsi sul proprio lavoro, riducendo il peso quotidiano della burocrazia! Se desideri parlarne con noi, contattaci subito.


