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Legge 104 e partita IVA: come possono tutelarsi i liberi professionisti?

Quando si parla di legge 104, la mente va subito ai permessi retribuiti e ai congedi. È un’associazione corretta per chi ha un datore di lavoro e una busta paga. Se però lavori in libera professione con partita IVA, lo scenario è diverso: non esistono automaticamente permessi pagati e la gestione delle assenze ricade su accordi con i clienti e sulla tua organizzazione. Anche la legge 106, che entrerà in vigore dal 1° Gennaio 2026 e che introduce nuove tutele per i liberi professionisti, riguarderà solo i casi di malattie gravi, in maniera comunque non equiparabile alle tutele previste per i dipendenti.

Che cosa garantisce la 104 nel lavoro dipendente

Nel rapporto subordinato la 104 significa tempo protetto, tutele economiche e una macchina amministrativa che riconosce e registra l’assenza. Esiste un contratto, un cedolino, un ufficio paghe: chi chiede i permessi entra in un binario chiaro, con regole note e documenti allineati. Il dipendente non deve “inventarsi” la copertura: la cornice è prevista per legge e gestita dal datore.

104 e liberi professionisti: tutele più sottili, molta auto-gestione

Per i liberi professionisti la 104 non si traduce, di per sé, in permessi retribuiti. Se ti fermi per assistere un familiare o per esigenze personali, devi negoziare consegne e tempi con ogni cliente e, nella maggior parte dei casi, l’assenza diventa tempo non fatturato. Le agevolazioni esistono sul piano sociale e sanitario, ma nel lavoro autonomo manca la struttura che trasforma quel diritto in ore pagate e coperture amministrative. In altre parole: la tutela c’è, ma non è “incastonata” nel tuo modo di lavorare.

L’impatto concreto sulla vita da freelance

Qui sta il punto dolente. Il tempo dedicato alla cura può voler dire rinviare progetti e spostare milestone, con il rischio di comprimere il reddito nei mesi critici. I clienti più solidi capiscono, ma la gestione frammentata pesa: email, proroghe, note interne, eventuali penali da evitare. Senza una struttura che registri formalmente l’assenza, tutto è affidato alla tua capacità di coordinare persone e tempi.

Come organizzarsi se resti in partita IVA

Non esiste una formula magica, ma alcune mosse aiutano. Pianifica in anticipo le finestre critiche, inserisci nel mandato clausole di rimodulazione delle scadenze, prevedi collaborazioni di supporto per le fasi operative e mantieni un’agenda trasparente con i referenti. Serve lucidità: quanto lavoro puoi realisticamente garantire? Quali attività puoi delegare? Quali clienti possono accettare un piano B senza compromettere la relazione?

Una via diversa con Ve.Ma

Se hai un giro clienti affidabile e vuoi che il tuo lavoro poggi su regole più chiare nei periodi di cura e assistenza, puoi valutare la proposta Ve.Ma. In sintesi: continui a seguire i tuoi clienti e i tuoi progetti, ma il rapporto formale non è più da autonomo; diventa da dipendente, con busta paga e la documentazione tipica del lavoro subordinato. Questo cambio di assetto non modifica la natura del tuo mestiere: sposta la parte amministrativa su un datore formale e ti fa rientrare nel perimetro delle tutele riconosciute ai dipendenti (ad esempio malattiainfortuniomaternità e paternitàaccantonamento TFR), secondo il contratto applicato. È una soluzione pensata per chi desidera mantenere autonomia operativa e relazioni commerciali, ma con un impianto di regole e diritti più chiaro rispetto alla sola partita IVA.

Come valutare la scelta giusta per te

Se la legge 104 incrocia spesso la tua vita lavorativa e senti che la gestione “solo da autonomo” ti sta stretta, è il momento di mettere a confronto le opzioni: rimanere in partita IVA organizzando piani di continuità, oppure lavorare con i tuoi clienti dentro un inquadramento che prevede tutele e pratiche gestite in modo strutturato.

Vuoi capire se il modello Ve.Ma si adatta al tuo percorso? Contattaci: analizziamo insieme attività, clienti e obiettivi, e vediamo qual è l’assetto più adatto a proteggere il tuo lavoro e il tuo tempo.

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